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    <title>2285507</title>
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      <title>Sidep e la Psicodermatologia in Italia</title>
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      <description>La Dermatologia più di altre discipline si avvantaggia della conoscenza da parte dello Specialista della possibilità di lavorare in una dimensione narrativa.</description>
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  &lt;p&gt;&#xD;
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      La Dermatologia più di altre discipline si avvantaggia della conoscenza da parte dello Specialista della possibilità di lavorare in una dimensione narrativa.
    
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      La medicina basata sulla narrazione rappresenta uno sguardo necessario a rendere l’atto medico un atto umano tra uomini.
    
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    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Come nasce la Medina narrativa? Oltre trent’anni fa Arthur Kleinman ,Medico, introdusse l’uso dei racconti quale strumento importante per raccogliere e interpretare informazioni sull’esperienza dei pazienti, sottolineando che i sintomi hanno un significato e questo significato può variare da persona a persona. Il merito di aver diffuso la Medicina Narrativa va a Rita Charon , Medico Internista e studiosa di letteratura, che ha creato e dirige il Programma di medicina narrativa alla Columbia University.
    
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      Rita Charon si occupa di medicina narrativa da quasi trent’anni, ed è la personalità più nota a livello mondiale in questo campo. Con il termine” medicina narrativa” (mutuato dall’inglese “narrative medicine”) si intende una metodologia d’intervento clinico-assistenziale basata su una specifica competenza comunicativa. La narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura. Il fine è la costruzione condivisa di un percorso di cura personalizzato (storia di cura). In sostanza, attraverso colloqui liberi tra medico e paziente, ma anche attraverso pratiche di scrittura, di libri o racconti, il paziente e il medico condividono l’esperienza di malattia affiancandola alle terapie mediche o chirurgiche. La narrazione libera permette di individuare elementi più precisi, che non emergono nel corso di una normale anamnesi strutturata. L’Istituto Superiore di Sanità ha dichiarato che la Medicina Narrativa si colloca nel contesto di una società post-razionale, ambivalente, che oscilla tra una medicina sempre più orientata alle scienze dell’artificiale, ma al tempo stesso bisognosa di rintracciare le proprie origini di scienza umana, che rimetta al centro il discorso sulla persona e sulle reti nella quale è immersa. In questo scenario la narrazione diviene lo strumento per riconnettere non soltanto conoscenze differenti, esperti e non, ma anche per costruire una comune storia capace di erigere un ponte tra rappresentazioni collettive e soggettive di malattia.
    
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    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      L’ultimo libro di Rita Charon “ Onorare le storie di malattia”non dovrebbe mancare nella biblioteca di un Medico perché onorare le storie di malattia significa  onorare l’umanità stessa della cura. La Medicina Narrativa si fonda dunque sullo sviluppo di una competenza narrativa, ossia la capacità del medico di ascoltare, interpretare e rappresentare le storie di malattia. Tale competenza si apprende attraverso la pratica della lettura, della scrittura riflessiva e dell’ascolto empatico. Il medico, deve imparare a leggere il paziente come un testo, cioè riconoscere nelle parole, nei silenzi e nei gesti del malato la trama di significati che costituisce la sua esperienza.
    
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    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      L’ascolto, in questa prospettiva, non è solo strumento diagnostico, ma atto morale e terapeutico. Ascoltare una storia significa riconoscere la dignità e la soggettività dell’altro, e la presenza del medico deve essere totale: fisica, emotiva e cognitiva. In un sistema sanitario dominato dalla velocità e dalla standardizzazione, la Medicina Narrativa si  propone come “contro-cultura della lentezza”, in cui l’incontro tra medico e paziente diventa tempo di cura.
    
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    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
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  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Altro tema cruciale è quello del tempo narrativo: a differenza del tempo cronologico della medicina tecnica, il tempo della malattia è soggettivo, discontinuo e intrecciato con la memoria. Comprendere la temporalità del racconto del paziente significa accoglierne la prospettiva e riconoscere che ogni storia clinica ha la propria struttura interna.
    
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    &lt;/span&gt;&#xD;
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      Nel testo emerge anche la figura del medico come testimone della sofferenza: colui che non solo cura, ma sa “stare con” il paziente, partecipando alla sua esperienza e rendendo visibile ciò che il dolore tende a cancellare. L’atto medico si configura così come gesto interpretativo, etico e relazionale.
    
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  &lt;/p&gt;&#xD;
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  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      La Società Italiana di Medicina Psicosomatica (SIDEP ) in collaborazione con il gruppo di Psicodermatologia di ADECA ( Societa’ Italiana Dermatologi Campani ) sta portando avanti da quasi un anno un lavoro unico in ambito dermatologico : la raccolta di cartelle parallele ( strumento della Medicina Narrativa) di Pz. che sembrano piu’ bisognosi di ascolto e lo scambio periodico del parere degli specialisti proprio su questi malati sui quali facciamo piu’ fatica a trovare il confine tra il biologico e lo psichico.
    
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    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      E’ nata così spontaneamente una nuova modalità narrativa, fermarsi in gruppo ( sul modello Balint ) a rifettere non solo sul quadro clinico del Pz. ma sulla sua storia.
    
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    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      La domenica sera attraverso la piattaforma Zoom ci siamo incontrati con Antonino Trischitta, Elena Fiorentini,  Orsola Rescigno ,Andrea Putortì ,Irene Russo ,Nicola Di Caprio, Manfredi Tropeano, Elvira Masturzo ,Flora De Natale,Mariano,Saviano e altri attivissimi partecipanti al gruppo .Contrariamente al quotidiano dove dobbiamo e possiamo solo correre ci siamo presi i giusti tempi per dedicarci ai nostri assistiti e ,indirettamente ,anche a noi, alle nostre frustrazioni di Medici che vorrebbero dedicare tempo e attenzione a tutti e che invece siamo subissati da richieste di produzione di numeri e dalla burocrazia.ò
    
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  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Sono emersi risultati entusiasmanti che saranno a breve raccolti in una pubblicazione come futura guida per chi vorrà seguire queste orme vedendo nella Medicina Narrativa uno strumento di cura non solo per i Pazienti ma anche per i Medici.
    
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    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      BIBLIO
    
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    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Narrative medicine as a medical education tool: A systematic review.
  
  
      
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      &lt;br/&gt;&#xD;
      
                    
      
  
  Milota MM, van Thiel GJMW, van Delden JJM.Med Teach. 2019 Jul;41(7):802-810.
    
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  &lt;p&gt;&#xD;
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      Burroni A., FassinoM, La psoriasi un male antico. Viaggio nella malattia della pelle,Fratelli Frilli Editori 2008
    
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      <title>Dermatologia e Medicina Narrativa</title>
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      La Dermatologia più di altre discipline si avvantaggia della conoscenza da parte dello Specialista della possibilità di lavorare in una dimensione narrativa.
    
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      La medicina basata sulla narrazione rappresenta uno sguardo necessario a rendere l’atto medico un atto umano tra uomini.
    
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      Come nasce la Medina narrativa? Oltre trent’anni fa Arthur Kleinman ,Medico, introdusse l’uso dei racconti quale strumento importante per raccogliere e interpretare informazioni sull’esperienza dei pazienti, sottolineando che i sintomi hanno un significato e questo significato può variare da persona a persona. Il merito di aver diffuso la Medicina Narrativa va a Rita Charon , Medico Internista e studiosa di letteratura, che ha creato e dirige il Programma di medicina narrativa alla Columbia University.
    
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      Rita Charon si occupa di medicina narrativa da quasi trent’anni, ed è la personalità più nota a livello mondiale in questo campo. Con il termine” medicina narrativa” (mutuato dall’inglese “narrative medicine”) si intende una metodologia d’intervento clinico-assistenziale basata su una specifica competenza comunicativa. La narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura. Il fine è la costruzione condivisa di un percorso di cura personalizzato (storia di cura). In sostanza, attraverso colloqui liberi tra medico e paziente, ma anche attraverso pratiche di scrittura, di libri o racconti, il paziente e il medico condividono l’esperienza di malattia affiancandola alle terapie mediche o chirurgiche. La narrazione libera permette di individuare elementi più precisi, che non emergono nel corso di una normale anamnesi strutturata. L’Istituto Superiore di Sanità ha dichiarato che la Medicina Narrativa si colloca nel contesto di una società post-razionale, ambivalente, che oscilla tra una medicina sempre più orientata alle scienze dell’artificiale, ma al tempo stesso bisognosa di rintracciare le proprie origini di scienza umana, che rimetta al centro il discorso sulla persona e sulle reti nella quale è immersa. In questo scenario la narrazione diviene lo strumento per riconnettere non soltanto conoscenze differenti, esperti e non, ma anche per costruire una comune storia capace di erigere un ponte tra rappresentazioni collettive e soggettive di malattia.
    
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      L’ultimo libro di Rita Charon “ Onorare le storie di malattia”non dovrebbe mancare nella biblioteca di un Medico perché onorare le storie di malattia significa  onorare l’umanità stessa della cura. La Medicina Narrativa si fonda dunque sullo sviluppo di una competenza narrativa, ossia la capacità del medico di ascoltare, interpretare e rappresentare le storie di malattia. Tale competenza si apprende attraverso la pratica della lettura, della scrittura riflessiva e dell’ascolto empatico. Il medico, deve imparare a leggere il paziente come un testo, cioè riconoscere nelle parole, nei silenzi e nei gesti del malato la trama di significati che costituisce la sua esperienza.
    
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      L’ascolto, in questa prospettiva, non è solo strumento diagnostico, ma atto morale e terapeutico. Ascoltare una storia significa riconoscere la dignità e la soggettività dell’altro, e la presenza del medico deve essere totale: fisica, emotiva e cognitiva. In un sistema sanitario dominato dalla velocità e dalla standardizzazione, la Medicina Narrativa si  propone come “contro-cultura della lentezza”, in cui l’incontro tra medico e paziente diventa tempo di cura.
    
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      Altro tema cruciale è quello del tempo narrativo: a differenza del tempo cronologico della medicina tecnica, il tempo della malattia è soggettivo, discontinuo e intrecciato con la memoria. Comprendere la temporalità del racconto del paziente significa accoglierne la prospettiva e riconoscere che ogni storia clinica ha la propria struttura interna.
    
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      Nel testo emerge anche la figura del medico come testimone della sofferenza: colui che non solo cura, ma sa “stare con” il paziente, partecipando alla sua esperienza e rendendo visibile ciò che il dolore tende a cancellare. L’atto medico si configura così come gesto interpretativo, etico e relazionale.
    
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      La Società Italiana di Medicina Psicosomatica (SIDEP ) in collaborazione con il gruppo di Psicodermatologia di ADECA ( Societa’ Italiana Dermatologi Campani ) sta portando avanti da quasi un anno un lavoro unico in ambito dermatologico : la raccolta di cartelle parallele ( strumento della Medicina Narrativa) di Pz. che sembrano piu’ bisognosi di ascolto e lo scambio periodico del parere degli specialisti proprio su questi malati sui quali facciamo piu’ fatica a trovare il confine tra il biologico e lo psichico.
    
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      E’ nata così spontaneamente una nuova modalità narrativa, fermarsi in gruppo ( sul modello Balint ) a rifettere non solo sul quadro clinico del Pz. ma sulla sua storia.
    
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      La domenica sera attraverso la piattaforma Zoom ci siamo incontrati con Antonino Trischitta, Elena Fiorentini,  Orsola Rescigno ,Andrea Putortì ,Irene Russo ,Nicola Di Caprio, Manfredi Tropeano, Elvira Masturzo ,Flora De Natale,Mariano,Saviano e altri attivissimi partecipanti al gruppo .Contrariamente al quotidiano dove dobbiamo e possiamo solo correre ci siamo presi i giusti tempi per dedicarci ai nostri assistiti e ,indirettamente ,anche a noi, alle nostre frustrazioni di Medici che vorrebbero dedicare tempo e attenzione a tutti e che invece siamo subissati da richieste di produzione di numeri e dalla burocrazia.ò
    
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      Sono emersi risultati entusiasmanti che saranno a breve raccolti in una pubblicazione come futura guida per chi vorrà seguire queste orme vedendo nella Medicina Narrativa uno strumento di cura non solo per i Pazienti ma anche per i Medici.
    
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      BIBLIO
    
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      Narrative medicine as a medical education tool: A systematic review.
  
  
      
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      &lt;br/&gt;&#xD;
      
                    
      
  
  Milota MM, van Thiel GJMW, van Delden JJM.Med Teach. 2019 Jul;41(7):802-810.
    
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      Burroni A., FassinoM, La psoriasi un male antico. Viaggio nella malattia della pelle,Fratelli Frilli Editori 2008
    
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